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Discovering Beautiful Vision

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Charles Dickens said: "All forces too long imprisoned, when they explode, bring destruction. Even air, water, and heat can transform into devastating forces." After navigating the seventies with agility, good spirit, and rediscovered inspiration, Van Morrison approaches the dawn of the new decade as if he had been struck on the road to Damascus. Indeed, with Common One (released in 1980), he reveals his thinking to the public, once again turning the page from Into the Music. Beautiful Vision is the ideal sequel to this journey and showcases a new Muse, sought through the study of new subjects, increasingly esoteric and, according to critics, somewhat eccentric. In reality, the Irish singer-songwriter once again demonstrates his ability to reinvent himself, look ahead, and anticipate certain trends that would soon become accepted and shared, at least in certain artistic circles. The public got a first taste of Morrison's renewed restlessness with Common One, an ambitious...

A proposito di Beautiful Vision

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Charles Dickens  disse: "Tutte le forze troppo a lungo imprigionate, quando esplodono, portano distruzione. Anche l'aria, l'acqua e il calore, possono trasformarsi in forze devastanti."  Dopo aver superato con agilità, buon piglio e la ritrovata ispirazione gli anni settanta, il Nostro si affaccia all’alba del nuovo decennio come se fosse stato  folgorato sulla via di Damasco . In effetti proprio con Common One (pubblicato nel 1980) svela al pubblico il suo pensiero, voltando ancora una volta pagina, rispetto a Into the Music. Beautiful Vision è il sequel ideale di questo percorso e mostra una nuova Musa, ricercata attraverso lo studio di argomenti nuovi, sempre più esoterici e secondo la critica un po’ eccentrici. In realtà il cantautore irlandese mostra ancora la sua capacità di rinnovarsi, guardare avanti, e anticipare alcune mode che di lì a breve sarebbero diventate accettate e condivise, almeno in certi ambienti artistici.   Il pubblico ha avuto u...

Tell Me Something: The Songs of Mose Allison (En Version)

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Tell Me Something: The Songs of Mose Allison (English Version) A veil of fog shrouds the collective perception of Van Morrison. For decades, less attentive critics have pigeonholed him as the Celtic bard, architect of a pastoral and visionary folk-soul mysticism. Yet, looking beneath the surface of his entire trajectory, a different truth emerges: Morrison has never ceased using jazz as his formal compass. He has done so not as an academic, nor as a devoted imitator of the classics, but as a corsair, chewing up be-bop, distorting swing, and bending the material to his own spiritual urgency. The moment of maximum epiphany of this clandestine identity occurred in October 1996 with the release of Tell Me Something: The Songs of Mose Allison. This record represents not a simple belated tribute, but the explosion of an intellectual and sonic alliance among four extraordinary personalities: Morrison himself, Georgie Fame, Ben Sidran, and the undisputed master Mose Allison. United by a common...

Tell Me Something: the songs of Mose Allison

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Tell Me Something: The Songs of Mose Allison Esiste una coltre di nebbia che avvolge la percezione collettiva di Van Morrison . Per decenni, la critica meno attenta lo ha incasellato come il bardo celtico, architetto di un misticismo folk-soul pastorale e visionario. Eppure, a guardare sottopelle la sua intera traiettoria, emerge un’evidenza diversa: Morrison non ha mai smesso di usare il jazz come bussola formale. Non lo ha fatto da accademico, né da devoto imitatore dei classici, ma da corsaro, masticando il be-bop, distorcendo lo swing e piegando la materia alla propria urgenza spirituale. Il momento di massima epifania di questa identità clandestina si colloca nell’ottobre del 1996 con la pubblicazione di Tell Me Something: The Songs of Mose Allison . Questo disco non rappresenta un semplice tributo tardivo, ma l’esplosione di un sodalizio intellettuale e sonoro tra quattro personalità straordinarie: Morrison stesso, Georgie Fame , Ben Sidran e il maestro indiscusso Mose Allison ....

How Long Has This Been Going On?

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Prendetevi un momento per voi, magari versandovi qualcosa da bere; mettetevi comodi insomma, perché in questo capitolo analizzeremo il rapporto tra Van Morrison e il jazz. Proprio così: arriva un momento in cui il gioco si fa duro, come si usa dire, ed è proprio in quell’istante che l’artista irlandese esplora un territorio fin qui poco battuto e conosciuto: il jazz.  È il 1995, precisamente il 5 maggio, quando in compagnia di Georgie Fame e di un nutrito gruppo di musicisti, dove spiccano, tra gli altri, Pee Wee Ellis, Alec Dankworth, Leo Green e Ralph Salmins, Van registra dal vivo al Ronnie Scott’s Jazz Club di Londra le 14 tracce che comporranno  How Long Has This Been Going On? il 24esimo  disco in studio per Van. Il materiale è composto da brani di vario tipo. Ci sono infatti pezzi autografi già precedentemente pubblicati come I Will Be There (da Saint Dominic’s Preview), Moondance, All Saint’s Day (da Hymns to the Silence) e Heathrow Shuffle, i quali sono alternat...

Recensione di James Hunter Six - Off The Fence

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James Hunter ritorna con Off The Fence , un album che celebra il suo talento nel soul e nel rhythm & blues contemporaneo. Dodici brani raffinati, tra cui il duetto elettrizzante con Van Morrison su “Ain’t That a Trip” , testimoniano una carriera solida e coerente. The James Hunter Six – Off The Fence Con Off The Fence James Hunter firma uno dei lavori più compiuti e consapevoli della sua lunga traiettoria artistica, un album che non cerca scorciatoie contemporanee né aggiornamenti cosmetici, ma rivendica con naturalezza una fedeltà profonda alla grammatica del soul e del rhythm & blues classico. Dodici brani originali, suonati con il suo gruppo storico, che sembrano collocarsi fuori dal tempo senza mai apparire archeologici, grazie a una scrittura asciutta, a un groove costante e a una voce che resta il vero centro di gravità dell’intero progetto. Non è un caso che la sua cifra vocale e interpretativa richiami costantemente il modello di Sam Cooke, suo maestro e padre spiritu...

Ascoltare Moondance

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  Così come Astral Weeks era stato scritto e realizzato come un album senza compromessi di sorta, il terzo disco di  Van Morrison  verrà assemblato in modo speculare, diametralmente opposto. In Astral Weeks (salvo rari casi) i brani superano ampiamente i cinque minuti, sfiorando nel caso di Madame George addirittura dieci minuti. Moondance parte con un'altra marcia e con un registro decisamente meno impegnativo. And It Stoned Me, è un brano che parla di estasi nell'atto di osservare i miracoli della natura. Una descrizione di ambienti rurali dove il centro tematico è rappresentato da questo ruscello la cui acqua avrà degli effetti benefici sul protagonista. Morrison ha detto di essersi basato su un'esperienza quasi mistica che ha avuto quando dodicenne pescava nel villaggio di Comber a Ballystockart, dove una volta chiese dell'acqua a un vecchio che disse di averla recuperata da un ruscello. In terza posizione spicca Crazy Love, ode all’amore e al suo nume tutelare,...

Common One o della meditazione guidata

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  Con Into the Music Van Morrison chiude un ciclo per inaugurarne, l'anno seguente, uno nuovo. Le canzoni sono un po' più lunghe rispetto ai suoi album precedenti. Morrison ha detto che il concetto originale era ancora più esoterico ed è stato fortemente influenzato dalla sua lettura dei poeti della natura. "Non trovai mai un compagno che fosse tanto buon compagno come la solitudine", sostiene giustamente Henry David Thoreau. Common One divise la critica all'epoca della sua pubblicazione. Graham Locke lo definì "colossalmente compiaciuto e cosmicamente noioso; una pugnalata alla spiritualità interminabile, vacua e tristemente egoistica". Per Dave McCullough si tratta invece di un lavoro cerebrale e ispirato, volutamente diverso e distante dal canone di canzoni che aveva scritto negli anni precedenti. Tom Carson esalta le qualità sonore e compositive del brano "Satisfied", il vero capolavoro presente sul disco, dove "la semplicità per cui M...

Ascoltando Hymns to the Silence

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La straordinaria vena compositiva e poetica di Van Morrison trova sbocco naturale a cavallo tra la seconda metà degli anni Ottanta e i primi anni Novanta.  Il Nostro pubblica con una certa tempestività i seguenti lavori: A Sense of Wonder (1985), No Guru, No Method, No Teacher (1986) Poetic Champions Compose (1987), Irish Heartbeat (1988), Avalon Sunset (1989), Enlightenment (1990), Hymns to the Silence (1991) e Too Long in Exile (1993). La qualità del materiale è davvero notevole, così il livello di ispirazione, almeno per chi scrive. Soprattutto se si pensa a un disco come Enlightenment, che per chi vi scrive è di una bellezza senza precedenti. Meriterebbe maggior fortuna critica, ma per l'autore è senza dubbio un disco centrale e importante, ed è questo ciò che conta. La sfortuna, tra virgolette di Enlightenment, è quella di stare a metà tra Avalon Sunset e Hymns to the Silence, ennesimo capolavoro, salutato con grande enfasi dalla critica e che ai tempi, nel 1991, ebbe anche ...