Avalon Sunset: il crepuscolo della leggenda
Avalon è considerata l'ultima dimora delle spoglie terrene di Re Artù. Leggenda vuole che dopo che il re venne ferito in battaglia da Mordred, abbia chiesto ai cavalieri rimasti fedeli di gettare la sua spada, Excalibur, nel lago da cui era stata rinvenuta. Quando i cavalieri fecero ritorno videro avvolta dalla luce del tramonto una barca che stava trasportando il corpo in fin di vita di Artù, avvolta dalle nebbie del luogo. Tra i tanti nomi con cui veniva chiamato Artù, mi piace ricordare quello di Cavaliere rosso, un eroe capace di tenere uniti con il potere della Spada e con quello del Calice il vecchio mondo dei Druidi e il nuovo universo cristiano, fondando Camelot. Allo stesso modo, essendo una figura strettamente legata a un'ideale romantico, egli unisce e integra il potere del femminino sacro con quello del mascolino, cioè il potere dello spirito e la forza del cuore, l'impeto del guerriero e lo slancio mistico, sancendo il passaggio dalla cavalleria terrestre a quella spirituale. Il mondo della canzone pop ha spesso celebrato questo mito, si pensi al disco dei Roxy Music di Bryan Ferry del 1982, intitolato appunto Avalon. Appare naturale che un artista come Van Morrison abbia tratto ispirazione da questo tipo di leggende, che già dai tempi di Saint Dominic's Preview fecero capolino tra le liriche delle sue ballate più ispirate e coinvolgenti.
La poetica morrisoniana spesso trae ispirazione da autori del passato,
scrittori e poeti che costituiscono il bagaglio culturale, di un autore che non
ha mai nascosto le proprie influenze, anzi citandole senza remore, come un vero
e proprio arricchimento nei confronti dell'opera stessa. Avalon Sunset, proprio
in termini contenutistici, si inserisce in questo discorso, ed è uno dei dischi
più ispirati e poetici pubblicati da Van Morrison, in un decennio per lui
importante in termini spirituali e mistici. La sua immagine di autore è infatti
saldamente legata a un immaginario celtico, dove un mito come quello di Avalon,
trova un naturale sbocco.
Nel corso della sua ricerca musicale e spirituale, approfondita durante gli
anni ottanta, Van Morrison arriva sul sentiero di Avalon con matura
consapevolezza e con la disciplina della guarigione. È un uomo maturo, un
musicista che sa quali corde percuotere e come cercare ispirazione e benessere.
Avalon Sunset è la sintesi perfetta e il punto e a capo di un percorso che era
iniziato con uno dei dischi più difficili, intensi e meditati della sua già
lunga carriera discografica: Common One del 1980. Ricerca spirituale che
coincide alla perfezione con quella timbrica e sonora. Questo disco segnerà
inoltre una delle più prolifiche e durature collaborazioni tra il cantautore e
il tastierista Georgie Fame. Un incrocio di destini quello tra il cantante
inglese e Van Morrison che proseguirà per tutto il decennio successivo e oltre.
Avalon Sunset si apre con un duetto con la vecchia gloria del rock and roll,
Cliff Richards, artista che negli anni cinquanta era stato considerato la
risposta inglese a Elvis Presley. Whenever God Shines His Light è la prima
traccia di questo album ed è un manifesto programmatico del Van Morrison di
questo periodo. Per Jason Ankeny si tratta di un'apertura eccezionale,
l'esempio più evidente dell'impegno cristiano del suo autore, sebbene possa
essere giudicata come una delle canzoni più importanti di Morrison, lo scopo è
quello di fare da testamento di fede, compito in cui riesce piuttosto bene.
Bisogna aprire una parentesi un po' spiacevole e controversa su questo
artista irlandese, la cui carriera dopo gli anni settanta ha conosciuto momenti
alterni di fortuna commerciale e di considerazione critica, nonostante si
tratti di uno dei nomi più importanti nel panorama della canzone popolare
d'autore, aspetto che in questa sede ci sentiamo di affermare con convinzione e
rinnovata stima. Van Morrison ha trascorso gran parte degli anni '80 accolto
con vari livelli di indifferenza commerciale nelle classifiche degli album
statunitensi e, con il passare del decennio, è sembrato scivolare nella sorta
di status di artista anziano riservato a quel tipo di musicisti con un passato
glorioso alle spalle, ma ormai irrimediabilmente discostati dal
mainstream.
Come si è scoperto, tuttavia, aveva ancora un paio di grandi successi in
serbo e forse anche una nuova carriera da proporre, ma di ciò parleremo più
diffusamente in separata sede. Le vendite di Morrison iniziarono a ravvivarsi
con Irish Heartbeat, una collaborazione del 1988 con i Chieftains che ha visto
la band lavorare insieme al cantautore su una serie di materiale che, sebbene
in gran parte tradizionale, sembrava più fresco e più vitale rispetto ad alcuni
capitolo precedenti del Nostro.
Sebbene Morrison abbia ripetutamente sottolineato che non gli appartiene
voler discernere qualsiasi tipo di percorso o schema nella sua musica, Irish Heartbeat
sembrava annunciare l'arrivo di un Van rinvigorito. Questo avviene proprio
durante la fase di scrittura e di registrazione di Avalon Sunset.
Pur incorporando ancora elementi della sua produzione meditativa degli anni
'80, oltre al suono influenzato dal jazz, che fa capolino in dischi come Poetic
Champions Compose del 1987, Avalon Sunset ha visto Morrison distillare le sue
influenze in modo più chiaro e coerente, rispetto a quanto non fosse avvenuto
con le recenti uscite - non solo durante i numeri radiofonici come
"Whenever God Shines His Light" e "Have I Told You Lately",
ma nel complesso della sua produzione discografica del momento. Anche nella sua
versione meno melodica (il brano recitato "Coney Island") e più
nostalgica ("Orangefield"), l'album vantava un senso di vitalità che
a volte era andato un po’ perduto nel corso degli anni. Morrison ha
generalmente avuto la tendenza ad essere più un fotografo che uno scultore:
Avalon Sunset non fa eccezione. il disco è arrivato rapidamente, con due giorni
di prove e altri due riservati per la registrazione. I critici, che avevano
resistito agli alti e bassi artistici di Morrison, si sono affrettati a
sottolineare che l'album avrebbe potuto beneficiare di un approccio più
calibrato. Ma a questo punto, tutti sapevano che valeva la pena sopportare i
bassi di Morrison, per sperimentare i suoi alti - e comunque, preoccuparsi di
ogni minimo dettaglio sarebbe stato antitetico al suo approccio artigianale
alla musica in generale.
Più di ogni altra cosa, Avalon Sunset sembra presentare l'immagine di un
uomo in pace, una posizione che aveva chiaramente lottato per raggiungere
durante la sua carriera, mentre tentava di conciliare la sua crescente fama - e
gli obblighi commerciali che erano parte del pacchetto – con i suoi sforzi per
eliminare tutte quelle interferenze esterne e semplicemente giocare.
"Questa è tutta un'illusione", ha insistito Morrison quando gli è
stato chiesto della sua carriera durante un'intervista del 1987 con il magazine
Q. "È qualcosa che ti stai inventando: ti stai inventando che io sono un
artista che andrà sul palco e metterà in scena questa cosa, quindi è un po'
come recitare. Stai dando per scontate un sacco di cose. E poi anche il
pubblico dà molto per scontato, perché è d'accordo con quel modo di guardarmi.
Ma per me, tutto ciò che volevo fare era iniziare a suonare. Era come materiale
di livello A, imparare da tutti questi dischi. Era tutta roba molto orientata
all'orecchio, non era orientata sulla falsariga di: Sono una personalità
e ho intenzione di mettermi in gioco e indossare questi vestiti."
Quella disconnessione, ha spiegato Morrison, derivava dalla sua insistenza
spesso ripetuta sul fatto che si fosse dedicato alla musica professionale nello
stesso modo in cui chiunque altro inizia una carriera: come un lavoro.
"Quando ho iniziato a suonare, sono andato al sindacato e ho detto 'Sono
un musicista professionista, dammi una carta'", ha continuato. "Così
mi hanno dato una carta, e ho iniziato a suonare in varie band e a trovare
lavoro. E questo è tutto. Ma era per la musica stessa, mai per lo spettacolo,
anche se tutto questo è parte integrante del discorso. Ed è davvero quello che
è stato il mio ingresso. Il mio approccio non è cambiato nel corso del tempo.
Ma penso che sia difficile trovare un modo di fare musica che non abbia questo
genere di conseguenze".
Come disse a Mick Brown nel 1986, "Non ho davvero
ambizioni" - il che fa venire la tentazione di chiedersi se Morrison abbia
tratto molta soddisfazione dall'entusiastica reazione commerciale ad Avalon
Sunset, che includeva alcune delle vendite di album più veloci della sua
carriera e un singolo di successo nella Top 20 del Regno Unito. Morrison qui ha
realizzato un altro successo con "Have I Told You Lately", che presto
avrebbe preso d'assalto le classifiche pop grazie alla bella cover incisa da Rod
Stewart.
A parte la scomoda e inappropriata etichetta di burbero, il Nostro appare
stranamente felice, rilassato e appagato, in questa circostanza. Forse non il
top per un autore i cui picchi massimi sono arrivati durante il tormento e la
flagellazione del proprio Io interiore, come possiamo ascoltare attraverso
capolavori quali Astral Weeks, Veedon Fleece, Into the Music, Common One e No
Guru, No Method, No Teacher. Avalon Sunset guarda a lavori come A Sense of
Wonder, Poetic Champion Compose e Beautiful Vision, ma con maggior fortuna e un
esito commerciale per una volta più positivo. E ben vengano lavori come Avalon
Sunset per un artista che avrebbe meritato di certo maggior fortuna, sia critica che commerciale, a mio parere.
Del resto: come si fa a non
farsi contagiare dal romanticismo ascoltando Van Morrison?!
Dario Greco


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