Recensione di James Hunter Six - Off The Fence

James Hunter ritorna con Off The Fence, un album che celebra il suo talento nel soul e nel rhythm & blues contemporaneo. Dodici brani raffinati, tra cui il duetto elettrizzante con Van Morrison su “Ain’t That a Trip”, testimoniano una carriera solida e coerente.


The James Hunter Six – Off The Fence

Con Off The Fence James Hunter firma uno dei lavori più compiuti e consapevoli della sua lunga traiettoria artistica, un album che non cerca scorciatoie contemporanee né aggiornamenti cosmetici, ma rivendica con naturalezza una fedeltà profonda alla grammatica del soul e del rhythm & blues classico. Dodici brani originali, suonati con il suo gruppo storico, che sembrano collocarsi fuori dal tempo senza mai apparire archeologici, grazie a una scrittura asciutta, a un groove costante e a una voce che resta il vero centro di gravità dell’intero progetto. Non è un caso che la sua cifra vocale e interpretativa richiami costantemente il modello di Sam Cooke, suo maestro e padre spirituale: Hunter incarna l’eleganza, la fluidità e l’immediatezza emotiva di Cooke, aggiornandole con una personalità propria e un’energia ritmica contemporanea che le rende vive e riconoscibili anche oggi.

L’apertura affidata a “Two Birds One Stone” chiarisce subito l’intenzione: ritmo serrato, inflessioni latin soul, fiati che spingono senza sovrastare, e una linea melodica che si imprime con naturalezza. È un manifesto estetico più che una semplice introduzione, perché contiene già tutti gli elementi chiave dell’album: economia dei mezzi, precisione ritmica e una tensione emotiva che non ha bisogno di enfasi.

Nel corso del disco Hunter dimostra una padronanza rara dell’equilibrio tra intensità e misura. “Let Me Out Of This Love” è una ballata che lavora per sottrazione, costruita su un fraseggio vocale controllato e su arrangiamenti che lasciano respirare il silenzio tra le note, mentre “Gun Shy” accelera il passo con un andamento nervoso, sostenuto da organo e sax in dialogo continuo, evocando una dimensione mod-jazz che aggiunge spigoli senza rompere l’unità stilistica.

Brani come “Believe It When I See It” e “Here And Now” mostrano il lato più riflessivo della scrittura di Hunter, dove il blues diventa veicolo di osservazione ironica e disincantata del presente. In “Particular”, invece, emerge una malinconia notturna che richiama certi classici soul anni Sessanta, ma filtrata attraverso una sensibilità moderna, mai indulgente verso il sentimentalismo.

Il cuore simbolico dell’album resta però “Ain’t That A Trip (feat. Van Morrison)”, un duetto che non ha nulla del cameo celebrativo e tutto della collaborazione autentica. La relazione tra James Hunter e Van Morrison dura da oltre trent’anni, fatta di apparizioni incrociate, stima reciproca e dialogo costante tra le loro voci e sensibilità musicali.

Il brano è una elettrizzante collaborazione concepita per movimento e groove, con un video vivace e coreografico che celebra la danza e l’energia ritmica. Hunter ha sempre riconosciuto l’importanza vocale e stilistica di Morrison nella sua musica, definendo la collaborazione come una vera sorpresa e un piacere personale.

Nel complesso, Off The Fence conferma James Hunter come una delle voci soul più credibili oggi in circolazione. L’album non cerca la rottura o la sorpresa, ma la coerenza e la qualità espressiva, riuscendo a essere familiare senza risultare scontato. 

Il rapporto artistico tra James Hunter e Van Morrison affonda le radici negli anni ’90, quando Morrison introdusse Hunter a un pubblico più ampio invitandolo a cantare come supporto nei suoi dischi dal vivo e in studio, in particolare durante le registrazioni di A Night In San Francisco (1994) e Days Like This (1995). La collaborazione proseguì poco dopo, con Morrison che partecipò come ospite vocale al disco di Hunter Believe What I Say (1996), offrendo backing vocals e contribuendo così a rafforzare un legame musicale già solido. 

Dopo oltre venticinque anni, questa intesa ritrovò nuovo spazio nel duetto “Ain’t That a Trip”, incluso in Off The Fence, dimostrando come la stima reciproca e la sintonia artistica tra i due cantautori siano rimaste intatte nel tempo, rendendo il brano non solo un momento centrale dell’album, ma anche la testimonianza di un legame creativo duraturo e significativo. Per chi ama il soul, il rhythm & blues, Off The Fence non è solo un ascolto consigliato: è un piccolo gioiello che conferma la capacità della buona musica di attraversare il tempo restando sempre viva e significativa.


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