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KEEP IT SIMPLE: ritorno alle radici

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  "La musica ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza."  (Nick Hornby) Keep it Simple, 33esimo album in studio di  Van Morrison , viene pubblicato nel mese di marzo del 2008. Pubblicato dalla label Exile, il disco rappresenta per l'autore un ritorno alla scrittura e all'impegno, dato che il precedente lavoro, Pay the Devil, era invece costituito da dodici cover di genere country, pubblicato per Lost Highway. Anche i due precedenti lavori, Magic Time e What's Wrong with This Picture? contenevano cover e brani tradizionali riarrangiati dallo stesso artista, motivo per cui quando venne rilasciato Keep it Simple, la stampa fece giustamente notare che era dai tempi di Back on Top e del precedente The Healing Game che Van non pubblicava un disco contenente esclusivamente brani autografi.  Per un autore del suo spessore, questo faceva naturalmente ben sperare tutti que...

Ascoltando Three Chords & The Truth di Van Morrison

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Tre accordi e la verità. Quasi come se fin a questo momento il Nostro avesse giocato. Scrivere di questo 41esimo disco in studio di  Van Morrison  è per me un grande onore e un privilegio, davanti a una platea sempre più favorevole nei confronti della Guida all’ascolto di Van. Chi vi scrive aveva apprezzato i precedenti The Prophet Speaks, Versatile, Roll with the Punches, e in misura maggiore Keep Me Singing, l’ultimo disco di Morrison, composto per 12/13esimi da materiale autografo. Wikipedia ci tiene a sottolineare come l’ultimo lavoro composto esclusivamente da brani scritti di proprio pugno da Van risalga a Born to Sing: No Plan B. Ciò che balza immediatamente agli occhi, anche dei meno attenti, è il numero elevato di dischi che il cantautore irlandese pubblica in questo periodo. Oltre ai già citati, bisogna infatti annotare anche i dischi collaborativi Duets: Re-working the Catalogue, del 2015, composto da una sequenza di brani classici e con qualche pezzo più recente,...

Come ho scoperto Down the Road di Van Morrison

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La pubblicazione del 29esimo disco in studio di Van Morrison ha una valenza storica di tutto rispetto, almeno per il sottoscritto. Fu proprio in questa circostanza che scoprii i suoi dischi in studio. Appena un mese prima un amico con la passione musicale, e una discreta collezione di cd vinili, mi passò un po' di cose, tra cui   Tori Amos, Nick Drake, Tim Buckley, Nick Cave ,   Portishead  e dato che sapeva della mia passione per   Bob Dylan, Tom Waits   e Springsteen, mi fece pure una copia di Moondance e Astral Weeks, raccomandandomi di ascoltare quest'ultimo con attenzione, non come se fosse un disco qualsiasi. Purtroppo la copia di Moondance non era leggibile né da PC né da lettore cd, motivo per cui, prima di farmelo ri-duplicare ascoltai per giorni e giorni   solo  Astral Weeks. Dopo pochi giorni, mentre ero quasi del tutto assorbito dalla lettura di Tropico del cancro di   Henry Miller , ci furono alcune nuove uscite degne di nota, tra cui...

Scoprendo The Healing Game (1997)

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La prima volta di The Healing Game  Ricordo come fosse ieri la prima volta in cui mi sono imbattuto in questo disco di Van. Dopo i dubbi che riguardavano principalmente la copertina, che ancora oggi faccio fatica a comprendere, misi il cd nel mio lettore Samsung, premendo play. Disponevo già di un masterizzatore e me l'ero copiato, ancora prima di ascoltarlo, dato che il cd l'avevo preso in prestito dalla Biblioteca Nazionale di Cosenza. Nello stesso giorno il mio amico Massimo Sisca, grande appassionato di musica e di jazz, in particolare, mi aveva copiato Back on top, visto che io non facevo altro che parlare di libri e di dischi praticamente con chiunque. Anzi in quel particolare momento parlavo esclusivamente o di Henry Miller o di Van Morrison. Massimo mi disse che era un bel disco e che lo avrei apprezzato senza alcun dubbio. Davvero un bel gesto, da parte sua, ma fatto ancora più importante, aveva ragione: Back on top era davvero un gran bel disco; motivo per cui in quel...

No Guru, No Method, No Teacher: storia di un capolavoro

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“Nella canzone popolare nessuno ha mai realizzato le ambizioni visionarie di William Blake come Van Morrison”. (Nick Coleman) Sedicesimo disco in studio, pubblicato il primo luglio 1986. Album che ha già raggiunto la ragguardevole soglia dei 38 anni e che nel 2026 compirà 40 anni. Faccio questa digressione non per amore di numeri e corollari, ma perché si fa davvero fatica, ascoltandolo oggi a realizzare che sia ormai un'incisione storica, così datata. Il Van Morrison produttore, arrangiatore ed esecutore, sale in cattedra in quel periodo, dando un'ulteriore prova di come si possa realizzare un disco e ottenere un particolare tipo di sound. Un upgrade necessario, per usare una espressione dei nostri giorni. Non che i dischi del decennio precedenti suonino vecchi, ma qui grazie alla tecnologia dell'epoca e al lavoro di sintesi dei musicisti coinvolti, si raggiunge una nuova vetta, un vertice realizzativo e compositivo difficile da superare in futuro.  Siamo davvero dinnan...

Sviscerando Saint Dominic’s Preview

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Estate 2002.  Per superare una delusione amorosa mi rifugiai nella musica. Tanto per cambiare. Ascoltavo di frequente artisti come Bob Dylan, Stevie Wonder, The Band, Bruce Springsteen e Bob Seger. Qualche mese prima però un amico mi aveva masterizzato due cd: Astral Weeks e Moondance e nel mese di maggio avevo acquistato il mio primo disco di Van Morrison, uscito da poco: Down the Road. In quel frangente oltre ad ascoltare vagonate di dischi e musicassette, avevo scoperto due autori come Saul Bellow ed Herny Miller. Al cinema andava forte un certo Peter Jackson ed eravamo tutti spiazzati per via del terrorismo islamico. Ma questa è decisamente un’altra faccenda, che qui non ho tempo di trattare in modo adeguato. Faccio questa premessa perché l’ascoltatore che stava per conoscere e scoprire questo disco era un giovane sognatore un po' acerbo, forse anche un tantino romantico, ma non certo digiuno di libri, cinema e musica pop.  Era la clamorosa e ridondante estate del 2002 e...

Astral Weeks, l'apogèo morrisoniano

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La storia musicale di Van Morrison comincia con la garage-rock band THEM, attiva a partire dal 1964. Per chiunque fosse interessato all’ascolto, consiglio di recuperare il cofanetto antologico The Complete Them 1964-1967; qui possiamo ascoltare i primi brani autografi realizzati dal Nostro. Il 1967 segna invece l’esordio della sua carriera solista con il primo album, Blowin’ Your Mind(!). Nonostante si tratti di una pubblicazione controversa, gestita in modo esuberante da Bert Berns, troviamo, già in questa occasione, tracce di alta scuola e di quello che in seguito Van Morrison sarà capace di proporre al suo pubblico. Una carriera, quella solista, che ha alle spalle oltre 55 anni.  In the Beginning – All’inizio  Il primo vero disco di Van Morrison, inteso come album concepito per essere un long playing e non una raccolta di brani, è dunque Astral Weeks. Si tratta di un disco la cui importanza storica, culturale e musicale, è stata ampiamente documentata nel corso degli anni. ...

Introduzione al blog Ascoltare Van Morrison

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Introduzione Sono consapevole che creando un blog monografico su un artista come Van Morrison mi sto scavando la fossa da solo! Nonostante la mole di articoli, libri e saggi pubblicati negli anni, pochi sono stati capaci di condensare il senso della produzione discografica morrisoniana, senza evitare una certa retorica, condita da personale astio e risentimento verso un musicista sfuggente, dal carattere sicuramente non facile, ma dotato di un evidente e solare talento artistico. Non è un caso che tra gli appassionati il dibattito, a distanza di anni sia ancora piuttosto acceso circa la capacità del Nostro di continuare a stupire e a regalare, a distanza di oltre 50 anni dal suo esordio, un numero impressionante di dischi e canzoni di alta scuola, dove il mestiere e la naturale capacità di scrittura, si coniugano alla perfezione. In pratica Van Morrison vive nel proprio elemento, la musica, senza badare più di tanto al farneticante vociare di chi tenta ancora di descrivere, etichet...