Astral Weeks, l'apogèo morrisoniano
La storia musicale di Van Morrison comincia con la garage-rock band THEM, attiva a partire dal 1964. Per chiunque fosse interessato all’ascolto, consiglio di recuperare il cofanetto antologico The Complete Them 1964-1967; qui possiamo ascoltare i primi brani autografi realizzati dal Nostro. Il 1967 segna invece l’esordio della sua carriera solista con il primo album, Blowin’ Your Mind(!). Nonostante si tratti di una pubblicazione controversa, gestita in modo esuberante da Bert Berns, troviamo, già in questa occasione, tracce di alta scuola e di quello che in seguito Van Morrison sarà capace di proporre al suo pubblico. Una carriera, quella solista, che ha alle spalle oltre 55 anni.
In the Beginning – All’inizio
Il primo vero disco di Van Morrison, inteso come album concepito per essere un long playing e non una raccolta di brani, è dunque Astral Weeks. Si tratta di un disco la cui importanza storica, culturale e musicale, è stata ampiamente documentata nel corso degli anni. Pubblicato per la prima volta il 29 novembre 1968, il disco è diventato nel corso del tempo una pietra miliare della musica popolare, ed erroneamente considerato uno dei capisaldi del rock fine anni Sessanta. Utilizzo il termine erroneamente al fine di indicare la chiara volontà del suo autore, del produttore Lewis Merenstein e dell’ensemble di musicisti coinvolti, di chiara impostazione jazz, di realizzare un disco capace di trascendere, oltrepassando le barriere del genere musicale. Astral Weeks, con le sue composizioni liriche, libere e aperte, come un flusso di coscienza, tipico di certa prosa Beat, rifugge e ricusa ogni legame apparente con la musica vigente in quegli anni. Niente chitarre elettriche in primo piano, un utilizzo originale, personale, della voce, degli strumenti di accompagnamento, degli archi e in particolare del basso e del contrabbasso di Richard Davis. Vale la pena nominare tutti i musicisti che prendono parte alle registrazioni, oltre al già citato Davis, la formazione vede coinvolti: John Payne al flauto, Warren Smith Jr. alle percussioni e al vibrafono, Connie Kay alla batteria, Jay Berliner alle chitarre acustiche e classiche.
Afterwards – Più avanti
Il disco inizialmente riceve tiepidi consensi, specialmente in termini di vendita, ma nel tempo diventerà un vero classico e uno dei dischi più apprezzati, amati e incensati, a ragione, del Nostro. Seminale per autori e dischi che sono entrati di diritto nella storia della musica rock, su tutti mi piace citare Born to Run di Bruce Springsteen, che non a caso ospita proprio Richard Davis nel brano più jazzato e crepuscolare del lotto: Meeting Across the River. Ascoltare la title track in sequenza con Madame George, per credere! Primo tassello e disco fondamentale per chiunque voglia approcciarsi non solo alla musica di Van Morrison, ma anche a un certo tipo di disco e di stile cosiddetto cantautoriale. Adorato da critici del calibro di Greil Marcus, Paul Williams e Lester Bangs, il quale scriverà un saggio passato alla storia, contenuto nel suo libro Psychotic Reactions and Carburetor Dung. Brani memorabili contenuti nel disco: Madame George, Sweet Thing, Cyprus Avenue e Ballerina. Nel 2009 Van Morrison pubblica la versione dal vivo, eseguita all’Hollywood Bowl. Tra i musicisti coinvolti si segnala il ritorno di vecchie conoscenze come David Haynes al basso, Terry Adams al violoncello e soprattutto come il chitarrista Jay Berliner, che aveva preso parte alle registrazioni di Astral Weeks nel 1968.
Dario Greco Web Writer


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