Ascoltando Three Chords & The Truth di Van Morrison


Tre accordi e la verità. Quasi come se fin a questo momento il Nostro avesse giocato. Scrivere di questo 41esimo disco in studio di Van Morrison è per me un grande onore e un privilegio, davanti a una platea sempre più favorevole nei confronti della Guida all’ascolto di Van. Chi vi scrive aveva apprezzato i precedenti The Prophet Speaks, Versatile, Roll with the Punches, e in misura maggiore Keep Me Singing, l’ultimo disco di Morrison, composto per 12/13esimi da materiale autografo. Wikipedia ci tiene a sottolineare come l’ultimo lavoro composto esclusivamente da brani scritti di proprio pugno da Van risalga a Born to Sing: No Plan B.

Ciò che balza immediatamente agli occhi, anche dei meno attenti, è il numero elevato di dischi che il cantautore irlandese pubblica in questo periodo. Oltre ai già citati, bisogna infatti annotare anche i dischi collaborativi Duets: Re-working the Catalogue, del 2015, composto da una sequenza di brani classici e con qualche pezzo più recente, e da You’re Driving Me Crazy, disco jazz realizzato con il trombettista e organista Joey DeFrancesco. Si tratta di due lavori godibili con un buon numero di pezzi classici rivisitati secondo il canone e il credo del Morrison attuale. Nel contesto non dispiacciono, ma non fanno nemmeno gridare al miracolo, né strappare quei quattro capelli che a noi fan sono rimasti in testa!

Chi non batte certo in ritirata è l’inossidabile Van, che pubblica un album forse inatteso, nel senso che arrivati a questo punto, pur avendo apprezzato le ultime uscite discografiche, pensavamo di aver perduto per sempre il Morrison più cantautore, in favore del performer, strumentista, orientato verso un piacevole e godibile vocal jazz e blues revival. Non che vi siano stati dischi del livello di Too Long in Exile, in questo frangente, ma i risultati erano più che buoni, con brani autografi di livello medio-alto.

Trattandosi però di un genio della canzone, come Van, il livello medio-alto non è totalmente accettato dai fandom più hardcore, di cui il sottoscritto fa ormai parte. Con pochissime aspettative, vado ad ascoltare questo nuovo disco, già favorevolmente colpito dalla tracklist corposa, dall’elegante e attraente copertina e dal titolo concettuale dell’album. Senza leggere i crediti, come sono abituato a fare mi faccio trasportare dal suono caldo e ispirato del brano che apre le danze: March Winds In February.

Autunno inoltrato: periodo ideale per strappare il cellophane da un nuovo cd di Van Morrison e lasciarsi cullare dalle sue canzoni. Canzoni che già da subito mi fanno capire che questo non è affatto il solito disco di Van Morrison. Forse esagero, ma a me ricorda cose come Saint Dominic’s Preview, Into the Music, Veedon Fleece, addirittura… lo dico? Ve lo devo proprio dire? Eh! Sì, a me ricorda vagamente le settimane astrali pubblicate per la prima volta nell’autunno del 1968. Sono trascorse tante lune, ma chi suona in questo disco sembra non averlo affatto dimenticato. Proprio così, alle chitarre c’è il grande Jay Berliner, al basso ritroviamo il compagno d’arme David Hayes, tra gli altri, mentre fanno trillare l’organo Hammond John Allair, ma soprattutto Richard Dunn. Van Morrison ha richiamato a sé alcuni dei legionari che in passato lo avevano già sostenuto per la realizzazione di dischi classici, ormai storici. Il risultato è visibile già dalle prime note, dai primi brani. In Search of Grace, Fame Will Eat the Soul, Nobody in Charge e così via. Impossibile non citarle tutte. Resto favorevolmente colpito da brani come Dark Night of the Soul, testo molto visionario e ispirato.

Facendo un po’ di ricerca trovo questa spiegazione:

“La Notte Oscura dell'Anima è una fase di purificazione passiva dello spirito nello sviluppo mistico, come descritta dal mistico spagnolo San Giovanni della Croce nel suo trattato La Notte Oscura, commento all'omonima poesia. Segue la seconda fase, quella dell'illuminazione in cui si avverte la presenza di Dio, ma questa presenza non è ancora stabile. Nei tempi moderni, la frase "notte oscura dell'anima" è usata per descrivere una crisi di fede o un periodo difficile e doloroso della propria vita.”

C’è poi il potente r’n’b You Don’t Understand, brano che cita Bob Dylan e la sua Ballad of a Thin Man e naturalmente di rifletto l’amato Ray Charles di I Believe to my Soul. Ma non è finita qui, perché oltre alla gradevole If We Wait for Mountains, alla title track e a numerosi altri brani, posizionata come undicesima traccia, troviamo uno dei gioielli della corona del Re. Mi riferisco naturalmente al capolavoro intitolato Up on Broadway. Van torna sulla strada e in un corto circuito di un livello artistico incommensurabile ci proietta in una visione degna del miglior Martin Scorsese. Poesia urbana costituita da luci e ombre. Un suono che fa vibrare forte il ricordo di Into the Mystic: il maestro è al comando come non mai e guida questa band di consumati professionisti e di musicisti di alto livello per oltre 65 minuti. La cosiddetta quadratura del cerchio, come si usa dire. Per chi come me vive, smania di canzoni, questo è tutto quello che si possa chiedere all’artista, all’epoca 74enne.

Il cantautore Harlan Howard ha coniato la frase "Tre accordi e la verità" per descrivere gli ingredienti necessari per la musica country, tuttavia il disco che pubblica Van Morrison ha pochissimo in comune con la country music. Come sostiene Jason P. Woodbury su Pithcfork, Morrison qui parte da rime e strutture semplici, per arricchirle dei suoni astrali in stile Caledonia, marchio di fabbrica del proprio modus operandi anni Settanta. 

Van Morrison rispolvera il meglio di sé, ripete la formula, come un mago con il suo numero più riuscito, per il pubblico delle grandi occasioni. Potrei sembrare esagerato, ma in fin dei conti a chi importa, quando ci troviamo davanti a un disco così ispirato, intenso e commovente. Provate ad ascoltare con le luci soffuse questo disco, a guidare nella notte ascoltando Up on Broadway in un contesto urbano e dopo fatemi sapere. Lasciatevi servire da chi ha messo già tutto nel titolo, questa volta. Three Chords & the Truth, tutto quello di cui abbiamo bisogno noi nostalgici sognatori di periferia. Viva Van Morrison, viva il blues. 

Dario Greco Web Writer



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