Sviscerando Saint Dominic’s Preview
Estate 2002. Per superare una delusione amorosa mi rifugiai nella musica. Tanto per cambiare. Ascoltavo di frequente artisti come Bob Dylan, Stevie Wonder, The Band, Bruce Springsteen e Bob Seger. Qualche mese prima però un amico mi aveva masterizzato due cd: Astral Weeks e Moondance e nel mese di maggio avevo acquistato il mio primo disco di Van Morrison, uscito da poco: Down the Road. In quel frangente oltre ad ascoltare vagonate di dischi e musicassette, avevo scoperto due autori come Saul Bellow ed Herny Miller. Al cinema andava forte un certo Peter Jackson ed eravamo tutti spiazzati per via del terrorismo islamico. Ma questa è decisamente un’altra faccenda, che qui non ho tempo di trattare in modo adeguato. Faccio questa premessa perché l’ascoltatore che stava per conoscere e scoprire questo disco era un giovane sognatore un po' acerbo, forse anche un tantino romantico, ma non certo digiuno di libri, cinema e musica pop.
Era la clamorosa e ridondante estate del 2002 e mi capitò tra le mani, quasi
per sbaglio, sicuramente per puro caso, Simple Twist of Fate, direbbe Dylan, il
cd di cui voglio parlarvi adesso. Si trattava di Saint Dominic’s Preview, sesto
lavoro in studio per il suo autore, Van Morrison. Sapevo poco, pochissimo di
lui, tranne il fatto che molto tempo prima si era unito ai The Band per
eseguire alcuni brani nel film concerto The Last Waltz, immortalato da Martin
Scorsese e visto in tv a tarda notte seguendo la messa in onda di Fuori Orario
di Enrico Ghezzi. Soprattutto non sapevo fosse un artista capace di ispirare
autori del calibro di Bob Seger, John Mellencamp, Bruce Springsteen e Roger
Waters. Se l’ascolto dei primi dischi (Moondance e Astral Weeks) mi aveva
aperto a un mondo musicale ricco ed eclettico, fu con Saint Dominic’s Preview
che presi consapevolezza di un aspetto per me fondamentale: dovevo scoprire
molto di più, volevo procurarmi ogni cosa che questo grande musicista aveva
prodotto e cantato.
Per mia fortuna all’epoca Cosenza era una città musicalmente viva e
fertile, c’era un buon numero di negozi e grazie a Iguana e soprattutto a
Orfeo, nella persona di Carlo Cucco Marino, recuperai, nel giro di
pochi mesi, una dozzina di titoli, tra cui il magnifico doppio live It’s Too
Late to Stop Now, Into the Music, Beautiful Vision e Veedon Fleece. Dischi di
cui vi parlerò nei prossimi capitoli di questa guida all’ascolto di Van
Morrison.
Saint Dominic’s Preview, pubblicato durante l’estate 1972, rientra nel novero dei gioielli assoluti di Van Morrison, malgrado all’epoca della realizzazione non saranno in tanti ad accorgersene. Vediamo come la scelta di combinare brani ritmati e brevi come la scattante Jackie Wilson Said (I’m in Heaven When You Smile), Redwood Tree e I Will Be There, con canzoni più liriche e prolisse come Listen to the Lion, Almost Independence Day e la title track, risulterà alla lunga uno dei marchi di fabbrica dell’Irlandese. Così quello che in teoria poteva essere un disco agile e breve, per durata e per contenuti, diventerà quasi il seguito di quel capolavoro che lo anticipò nel 1968.
Registrato a San Francisco al Wally Heider Studio, al Pacific High Studio e
ai Columbia Studio, Saint Dominic’s Preview viene prodotto da Van Morrison in
collaborazione con Ted Templeman. Tra i musicisti che partecipano alle
incisioni citiamo il sassofonista, Jack Schroer, che seguiva in quel periodo
Morrison sia in studio che dal vivo, il batterista Gary Mallaber e i
tastieristi Mark Jordan e Tom Salisbury. Quest’ultimo sarà responsabile anche
degli arrangiamenti di alcuni brani contenuti nell’LP. Salisbury ha collaborato
con artisti del calibro di Stevie Wonder, Herbie Hancock, Boz Scaggs, Richard
Davis e Jerry Garcia. Anticipando un capolavoro come Veedon Fleece, Saint
Dominic’s Preview esplora alcune sonorità che sono proprie della black music,
citando fin dal titolo, artisti come Jackie Wilson e Ray Charles. Van Morrison
elegge The Genius tra le sue principali influenze musicali, sia per quel che
riguarda la composizione, così come per le esecuzioni vocali e di attitudine
sonora. Nel tempo questo lavoro diventerà una delle pietre miliari per
l’autore, con brani capaci di entrare nella hit parade e temi che ispireranno
altri autori: si pensi a come Springsteen e Bob Seger studieranno questa
miscela per farla propria. Senza dimenticare l’omaggio di Richard Price,
scrittore che nel suo cult book The Wanderers citerà il disco come fonte di
ispirazione. Lo stesso vale anche per il cinema che ha più volte utilizzato il
brano di apertura Jackie Wilson Said per creare la giusta atmosfera di jungla
metropolitana.
Per Erik Hage è uno degli album più forti nel canone morrisoniano perché
sembra adattare e incorporare tutte le lezioni e le scoperte del ricco periodo
di evoluzione che lo ha preceduto, aprendo contemporaneamente a nuovi orizzonti
sonori. In definitiva, l'impatto cumulativo è sotto molti punti devastante.
Stephen Holden sottolinea come la coesistenza di due stili differenti, sullo
stesso disco, risulti rinfrescante. Si completano a vicenda sottolineando la
notevole versatilità dell'immaginazione musicale del suo autore. Probabilmente
è il disco più ambizioso mai pubblicato da Van Morrison fino a quel momento. I
ritmi, che alternano tempi doppi e tripli, sono condotti in modo esemplare,
attraverso armonie mediorientali e molteplici trame chitarristiche esotiche. Un
lavoro che si basa sulla forza delle canzoni; raccolta intrigante e
diversificata, che riunisce i fili disparati del recente lavoro del cantante,
in un unico pacchetto.
Le canzoni di Saint Dominic’s Preview
Parola di Dario Greco Web Writer



Un disco magnetico
RispondiEliminaVerissimo.
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