Introduzione al blog Ascoltare Van Morrison


Introduzione

Sono consapevole che creando un blog monografico su un artista come Van Morrison mi sto scavando la fossa da solo!

Nonostante la mole di articoli, libri e saggi pubblicati negli anni, pochi sono stati capaci di condensare il senso della produzione discografica morrisoniana, senza evitare una certa retorica, condita da personale astio e risentimento verso un musicista sfuggente, dal carattere sicuramente non facile, ma dotato di un evidente e solare talento artistico. Non è un caso che tra gli appassionati il dibattito, a distanza di anni sia ancora piuttosto acceso circa la capacità del Nostro di continuare a stupire e a regalare, a distanza di oltre 50 anni dal suo esordio, un numero impressionante di dischi e canzoni di alta scuola, dove il mestiere e la naturale capacità di scrittura, si coniugano alla perfezione. In pratica Van Morrison vive nel proprio elemento, la musica, senza badare più di tanto al farneticante vociare di chi tenta ancora di descrivere, etichettare e analizzare, come se si trattasse di un cantautore come tanti.

Chi vi scrive ritiene invece Morrison unico, di una grandezza e di un valore artistico con pochi sparuti eguali e tanti troppi epigoni, gigante in quella Terra desolata, dove i suoi stessi miti tramontano inesorabilmente. Ribadisco il concetto: pur con la consapevolezza che scrivere una guida all’ascolto di un artista come Van Morrison potrebbe risultare una tagliola ben affilata e oliata, faccio tesoro della rapidità di Garibaldi, mio amico a quattro zampe, che mi tende agguati e mi esorta alla lotta. Scrivere di musica è un affare per felidi, bisogna essere lesti, dinamici e imprevedibili, affilando le unghie, pronti alla lotta così come al gioco e all'ozio.

Come Dave Marsh non riesco a essere sempre distaccato e obiettivo mentre scrivo a proposito di Van Morrison. È in assoluto l’artista musicale più complesso, originale, personale in cui ci si possa imbattere. Non si tratta tanto delle innovazioni che ha apportato alla forma canzone. Ce ne sono e non sono affatto poche, ma non è questo l’aspetto fondamentale, a mio avviso. Il contributo più significativo portato in dote da Van Morrison, è lo stesso iniziato un po' di tempo prima da Bob Dylan. Dylan e Morrison hanno in comune un po’ di cose, ma sono complementari e speculari per molti aspetti, prima di tutto quello vocale, di scrittura. Questa capacità di concepire arrangiamenti originali, nella loro apparente semplicità. Van Morrison supera, almeno a tratti, il collega in termini di inventiva. Per la capacità di proporre canzoni meglio prodotte e suonate, seppur seguendo lo stesso stile: semplice, diretto, spontaneo. Eppure la maestria di certi brani e di alcuni dei suoi dischi più ispirati, ne fanno una delle maggiori figure del panorama contemporaneo, all’interno della musica popolare. Un bagaglio assai ricco, quello del nordirlandese che è stato in grado di gestire al meglio un canzoniere che spazia dal blues al folk, dal pop all’R’N’B, dal soul allo swing, mantenendo in questa ricca miscela la capacità di essere credibile e originale. 

Potrebbe essere un po’ scontato, visto che le contaminazioni vengono spesso create e gestite a tavolino, ma non era affatto scontato fondere nel 1967 il country con il blues, il soul con il R’N’B, lo swing con il folk celtico. Van Morrison è stato capace di gestire, almeno in termini artistici, questa fusione e commistione di generi. Oltre a questa capacità di gestione di generi e stili, gli va riconosciuta una certa capacità di scrittura di testi, raramente banali, noiosi o puramente accessori. Non c’è bisogno di scomodare per forza il suo capolavoro maggiore che risponde al nome di Astral Weeks, disco del 1968 che nonostante non sia mai diventato un vero e proprio best seller, è diventato nel tempo un album fondamentale per la storia del rock dagli anni settanta in poi. Non si è fermato però con quel disco, ma ha continuato, alternando dischi di successo commerciale a lavori più introspettivi, personali. Album concepiti non per ingraziarsi il pubblico, ma per calmare i bollenti spiriti del suo animo inquieto e guerriero. Penso a cose come Saint Dominic’s Preview, Veedon Fleece e in misura maggiore Common One e No Guru, No Method, No Teacher.

Il blog sarà articolato in questo modo:

- scriverò un capitolo autoconclusivo, disco per disco, di quelli che considero gli album fondamentali da ascoltare e acquistare, di questo importante musicista e cantautore nordirlandese. Compilo questa selezione seguendo un ordine non cronologico, ma autobiografico, tenendo conto dell’importanza, del gusto personale e di altre questioni, a mio parere determinanti. Al momento ho già selezionato 26 dischi in studio, ma potrei considerare l’eventualità di portare tale operazione fino a 44 unità, prevedendo anche un'analisi su dischi dal vivo, compilation, collaborazioni, che, in una produzione sterminata come quella di Van Morrison, sono frequenti e rilevanti.

Dario Greco Web Writer

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