Post

Into the Music (1979)

Immagine
Ipotesi di  un’efficace, ficcante, introduzione all'opera di Van Morrison "E questo allora? Questo non è un libro. È libello, calunnia, diffamazione. Ma non è un libro, nel senso usuale della parola. No, questo è un insulto prolungato, uno scaracchio in faccia all’Arte, un calcio alla Divinità, all’Uomo, al Destino, al Tempo, all’Amore, alla Bellezza… A quel che vi pare. Canterò per voi, forse stonando un po’, ma canterò. Canterò mentre crepate, danzerò sulla vostra sporca carogna. Per cantare bisogna prima aprire la bocca. Ci vogliono un paio di polmoni, e qualche nozione di musica. Non occorre avere fisarmonica, o chitarra. Quel che conta è voler cantare. E dunque questo è canto. Io canto." Forse non è ortodosso iniziare così, ma parlare di questo disco come semplice prodotto discografico sarebbe riduttivo: è una vera opera d’arte. Non mi paragono a critici come Lester Bangs o Greil Marcus , anche se riconosco il loro talento. Per me, come per Paul Zollo , Dave Mar...

His Band and the Street Choir

Immagine
His Band and the Street Choir (1970)   Franz Kafka diceva: "L'amore non è un problema, come non lo è un veicolo: problematici sono soltanto il conducente, i viaggiatori e la strada."  È la primavera del 1970 e  l’artista cavalca un meritato successo ottenuto con il suo terzo lavoro: il best seller Moondance.  Sull'onda dell'entusiasmo entra in studio per lavorare al sequel, His Band and the Street Choir, che sarà poi pubblicato il 15 novembre del 1970. In questo LP troviamo un singolo di apertura come Domino, che a fino a un certo momento sarà il suo più grande successo commerciale, come 45 giri.  La canzone è stata una risposta diretta di Morrison ai dirigenti discografici della Warner Bros., che gli avevano chiesto di produrre alcuni altri successi radiofonici. In generale, la mentalità del Morrison che entra in sala di incisione è decisamente più alternativa. Decide di registrare un LP a cappella, che sarebbe stata una mossa audace dopo il successo commercial...

Born to Sing: No Plan B

Immagine
  Nessun piano B quando la musica è destino: Van Morrison torna per restare, con eleganza, tra fuoco e libertà Nella lunghissima e prolifica carriera di Van Morrison, alcuni dischi sono stati sottovalutati al momento dell’uscita. Fortunatamente  il tempo è galantuomo, come nel caso di Born to Sing: No Plan B, 34esima prova in studio pubblicata nel 2012. Oggi, guardando indietro con lucidità e prospettiva, possiamo affermare che questo lavoro rappresenta un momento cruciale nel percorso dell’artista. Un ritorno alla forma migliore, un disco ispirato e ben costruito, che mette in luce tutta la forza della sua poetica musicale, fondendo jazz, soul, blues e spiritualità in modo naturale e coeso. Non solo: Born to Sing è anche la dimostrazione che Morrison sa ancora esprimere una visione forte, personale e coerente, senza dover inseguire nessuna tendenza, rimanendo fedele a sé stesso. Registrato nella sua Belfast con un sestetto affiatato e guidato da una sezione di ottoni e di leg...

A Period of Transition

Immagine
Riascoltando A Period of Transition Ci sono dischi che vengono collocati per questioni di convenzione e di fretta in modo approssimativo. Le motivazioni sono spesso molteplici e intrinseche, dettate da tempi, modi e concetti sbagliati o anacronistici. Tra questi lavori, sovente vi finiscono anche prodotti di buona levatura, come nel caso di questo  A period of Transition  di  Van Morrison .  Questo disco ha un solo peccato originale: arriva dopo una sequenza di titoli che rispondono al nome di Astral Weeks, Moondance, Saint Dominic’s Preview, Veedon Fleece e del live It’s too late to stop now. La critica e il pubblico non diedero la giusta attenzione a un lavoro dove il sound, gli strumenti e il mood macinano bene sin dai primi accenni di  You Gotta Make It Through the World . Dichiarazione di intenti che si traduce in un approccio estremamente black in stile Motown.  In cabina di regia, oltre che alle tastiere, siede assieme allo stesso Van Morrison, que...

Oscar Wilde and Van Morrison: the dialogue between music and literature

Immagine
Oscar Wilde and Van Morrison: The Dialogue Between Music and Literature This essay aims to explore an interdisciplinary dialogue between two fundamental figures of Irish art and culture: Oscar Wilde, the celebrated writer, playwright, and aesthetic icon of the late nineteenth century, and Van Morrison, the visionary and mystical singer-songwriter who has carved a profound legacy in contemporary music. At first glance, the distance between them may seem insurmountable—different eras, different languages, artistic forms apparently as distant as written word and popular music. Yet, by delving into the details of their works, surprising thematic, poetic, and spiritual convergences emerge. Through an analysis intertwining literature, theater, music, and performative art, this essay aims to show how Wilde and Morrison embody two complementary approaches in the pursuit of beauty, truth, and expressive authenticity. By highlighting the mystical and romantic dimension that runs through both...

Oscar Wilde e Van Morrison, il dialogo tra musica e letteratura

Immagine
Oscar Wilde e Van Morrison: il dialogo tra la musica e la letteratura Questo saggio nasce dall’intento di esplorare un dialogo interdisciplinare tra due figure fondamentali dell’arte e della cultura irlandese: Oscar Wilde, il celebre scrittore, drammaturgo e simbolo estetico della fine Ottocento, e Van Morrison, il cantautore visionario e mistico che ha tracciato un solco profondo nella musica contemporanea. A prima vista, la distanza tra i due potrebbe sembrare incolmabile: epoche diverse, linguaggi differenti, forme artistiche apparentemente distanti come la parola scritta e la musica popolare. Eppure, scendendo nel dettaglio dei loro lavori, emergono sorprendenti convergenze tematiche, poetiche e spirituali. Attraverso un’analisi che intreccia letteratura, teatro, musica e arte performativa, questo saggio intende mostrare come Wilde e Morrison incarnino due approcci complementari alla ricerca della bellezza, della verità e dell’autenticità espressiva. Mettendo in luce la dimension...

A Sense of Wonder - Recensione retrospettiva

Immagine
A Sense of Wonder (Recensione retrospettiva) Un capitolo luminoso, tra poesia, preghiera e paesaggi dell’anima.  Diceva William Butler Yeats: «Correggendo le mie opere, correggo me stesso». E forse è proprio questo il respiro profondo che attraversa A Sense of Wonder, quindicesimo album in studio di Van Morrison, pubblicato nel 1984: un’opera che guarda indietro senza nostalgia e in avanti senza fretta, scegliendo come bussola il mistero, la gratitudine e una mistica radicata nella terra. Siamo nel cuore degli anni Ottanta, un’epoca in cui la musica pop cominciava a perdere il senso dell’attesa e della profondità. Van Morrison sceglie invece la strada opposta: quella dell’interiorità. Con A Sense of Wonder si chiude idealmente il ciclo dei dischi Warner Bros. (da Into the Music a Inarticulate Speech of the Heart) e se ne apre un altro, più maturo e meditativo. Come ha scritto Rolling Stone USA, si tratta di «un grande atto di sintesi e panoramica, che afferma il senso del luogo e d...

Inarticulate Speech of the Heart (English Version)

Immagine
A Mystical Journey Between Celtic Swing and New Age Released in March 1983, Inarticulate Speech of the Heart is Van Morrison’s fourteenth studio album and his last for Warner Bros. Recorded across London, California, and Dublin, the album marks a turning point in the Irish singer-songwriter’s career, both stylistically and spiritually. Unlike previous works, Morrison increasingly relies on instrumental music, using harmonies, wind instruments, and synths to express what words can no longer convey. Four of the eleven tracks are fully instrumental, while the rest alternate between spoken word, soul inflections, and jazz improvisations. The album title itself suggests that one can speak without articulation, communicate without enunciation, as if music could say the unsayable. One of the most curious and debated details is a cryptic credit thanking L. Ron Hubbard, Scientology’s founder and charismatic leader. While the reason for this dedication remains unclear, it reflects Morrison’s int...

Remembering Now Review

Immagine
In the twilight of his eighty years, Van Morrison, illustrious son of Belfast, carves an ode that resounds like an ancient psalm, a gospel steeped in blues, jazz, soul, and Celtic folk. It is a return, but not one born of nostalgia, certainly an act of faith capable of bringing together Ray Charles, Doc Pomus, and James Brown, but above all able to rediscover the way home—the path of the boy wandering through his hometown with a guitar and a heart full of songs. Well, after years of turnings, digressions, and returns to the roots, covers and Covid-19 albums, Van Morrison returns to the glories of the Seventies and Eighties. He does so with what will probably be remembered as his best album since The Healing Game and Hymns to the Silence, but with a compactness and inspiration that lead us into the period following Common One, Beautiful Vision, and Inarticulate Speech of the Heart. We find ourselves in the territory of A Sense of Wonder, Poetic Champions Compose, and Avalon Sunset. We a...