How Long Has This Been Going On?


Prendetevi un momento per voi, magari versandovi qualcosa da bere; mettetevi comodi insomma, perché in questo capitolo analizzeremo il rapporto tra Van Morrison e il jazz. Proprio così: arriva un momento in cui il gioco si fa duro, come si usa dire, ed è proprio in quell’istante che l’artista irlandese esplora un territorio fin qui poco battuto e conosciuto: il jazz. 

È il 1995, precisamente il 5 maggio, quando in compagnia di Georgie Fame e di un nutrito gruppo di musicisti, dove spiccano, tra gli altri, Pee Wee Ellis, Alec Dankworth, Leo Green e Ralph Salmins, Van registra dal vivo al Ronnie Scott’s Jazz Club di Londra le 14 tracce che comporranno How Long Has This Been Going On? il 24esimo disco in studio per Van. Il materiale è composto da brani di vario tipo. Ci sono infatti pezzi autografi già precedentemente pubblicati come I Will Be There (da Saint Dominic’s Preview), Moondance, All Saint’s Day (da Hymns to the Silence) e Heathrow Shuffle, i quali sono alternati a pezzi noti nell’ambito jazz e della canzone popolare come That’s Life (portata al successo da Frank Sinatra, ma incisa anche da James Brown) Early in the Morning, The New Symphony Sid, Sack O’ Woe, Blues in the Night di Arlen-Mercer, Don’t Worry About a Thing e Your Mind Is on Vacation di Mose Allison, Centerpiece, la splendida Who Can I Turn To (When Nobody Needs Me) di Bricusse-Newley e la title track, How Long Has This Been Going On? composta da Ira e George Gershwin, che fa da architrave, tenendo uniti i brani e rendendo il progetto in qualche modo coerente e più comprensibile.

La prima cosa che spicca sono i crediti, visto che troviamo ben 6 tracce arrangiate da Georgie Fame, a cui vanno sommate le 4 arrangiate da Pee Wee Ellis e una da Leo Green. Agli arrangiamenti contribuisce anche Van Morrison, occupandosi dei suoi pezzi Moondance e Heathrow Shuffle. I crediti pongono l’accento sul lavoro collettivo e di squadra, che con questo tipo di musica e di suono appare fondamentale. Del resto si tratta del primo disco di Morrison decisamente più distante dalla sua comfort zone, rappresentata da folk rock, r’n’b, soul bianco e blues. 

Ed è anche la prima di una lunga serie di dischi con una impronta musicale decisa, dove l’artista si concentra su generi musicali alternativi rispetto al suo canone. Ed è un discorso che diventa una costante, visto che il disco successivo sarà proprio un omaggio-tributo a Mose Allison. Si tratta di Tell Me Something: The Songs of Mose Allison, realizzato in collaborazione ancora una volta con Georgie Fame, Ben Sidran e con lo stesso Allison. Il disco è una sorta di sequel ideale rispetto a How Long Has This Been Going On? e viene pubblicato appena un anno dopo con lo stesso nucleo di musicisti, dove si aggiungono ovviamente gli stessi Sidran e Allison. 

Ascoltando questi due dischi in sequenza, possiamo facilmente tracciare un percorso e un tratto comune. Percorso che Morrison interromperà tuttavia nel 1997, tornando a pubblicare un disco composto esclusivamente da materiale autografo con The Healing Game. Il ritorno alle atmosfere jazz avviene con la realizzazione di What’s Wrong with This Picture? 30esimo disco in studio, pubblicato dalla Blue Note Records. Si tratta della famosa etichetta jazz, che appartiene alla Universal, operando per conto di Capitol Music Group. Parliamo in questo caso di una delle label che è un caposaldo della storia del jazz moderno, visto che è stata fondata nel 1939 da Alfred Lion, Max Margulis e Francis Wolff. Ed è naturalmente un grande onore e un privilegio oltre che un attestato di stima per Van Morrison, pubblicare un disco composto principalmente da materiale autografo con questa etichetta discografica. In questa occasione però Morrison incide con un gruppo di musicisti del tutto differenti rispetto ai lavori precedenti anni Novanta. 

L’atmosfera è a mezza strada tra un classico disco di Van Morrison e il jazz, elemento e genere musicale che da questo momento in poi troverà sempre spazio, tra gli arrangiamenti del Nostro. C’è ancora un po’ di jazz anche nel successivo Magic Time (2005). Dopo questa fase però ritroviamo elementi jazz solo con la pubblicazione di Born to Sing: No Plan B del 2012. Ancora una volta si tratta di materiale autografo, ma in questa circostanza appare piuttosto evidente il legame tra il disco e l’impostazione jazz & blues. Gli elementi jazz tornano ancora una volta con il successivo Duets: Re-working the Catalogue (2015) dove tra i tanti ospiti spiccano le collaborazioni con PJ Proby, Georgie Fame e George Benson. Il jazz torna protagonista con dischi come Versatile, You’re Driving Me Crazy e The Prophet Speaks. 

Si tratta di tre lavori realizzati con una valida alternanza di brani autografi, cover e riletture di pezzi già pubblicati in precedenza. Elegante ed elaborato appare il suono di Versatile, probabilmente uno dei dischi più sofisticati del Morrison recente. Ritroviamo ancora brani scritti da autori come George Gershwin, Cole Porter, Ray Henderson, McHugh & Loesser, Kahn e Donaldson e altri ancora. In questa occasione Van Morrison recupera alcune sue canzoni di valore come I Forgot That Love Existed (da Poetic Champions Compose), Only a Dream e Start All Over Again, fondendole con altre cose come Broken Record, Take It Easy Baby e Affirmation. Tra i musicisti che partecipano alle sessions, si segnala il ritorno di Jay Berliner alla chitarra. È un disco dai suoni puliti, dove le qualità vocali di Van Morrison emergono con naturalezza e padronanza del repertorio. Il lavoro fatto sul suono conferisce a questo disco una piacevolezza nell’ascolto che lo fa spiccare rispetto ad altre cose, realizzate in precedenza. 

In questa fase della sua carriera, Morrison ha acquisito il giusto approccio, a metà tra fruibilità e rilassamento. Ed è proprio la caratteristica che alcuni critici segnalano, come elemento negativo e di scarso valore artistico e musicale. A mio parere in questa fase, sicuramente di transizione, l’artista è alla ricerca della sua migliore vena compositiva e realizzativa. A conferma di questa riflessione, dopo la pubblicazione del trittico Versatile- You’re Driving Me Crazy-The Prophet Speaks (questi ultimi, realizzati in collaborazione con il trombettista Joey DeFrancesco) arriverà un album come Three Chords & The Truth. Van Morrison ritrova la luce al termine della notte oscura dell’anima.         


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UN BLOG DI DARIO GRECO

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