Remembering Now

Nel crepuscolo dei suoi ottant’anni, Van Morrison, illustre figlio di Belfast, scolpisce un’ode che rimbomba come un salmo antico, un vangelo intriso di blues, jazz, soul e folk celtico. È un ritorno, ma non di nostalgia, certamente un atto di fede capace di mettere assieme Ray Charles, Doc Pomus e James Brown, ma soprattutto in grado di ritrovare la strada di casa, quella del ragazzo che si aggira per la sua città natale con una chitarra e un cuore pieno di canzoni.

Così, dopo anni di svolte, divagazioni e ritorni alle radici, cover e dischi sul Covid-19, Van Morrison torna ai fasti anni Settanta e Ottanta. Lo fa con quello che probabilmente sarà ricordato come il suo miglior disco dai tempi di The Healing Game e Hymns to the Silence, ma con una compattezza e un' ispirazione che ci conduce al periodo successivo rispetto a Common One, Beautiful Vision e Inarticulate Speech of the Heart. Siamo dalle parti di A Sense of Wonder, Poetic Champions Compose e di Avalon Sunset. Siamo perciò dalle parti del capolavoro, o quasi! Perché con Remembering Now, Morrison riabbraccia il proprio passato per costruire un presente luminoso, spirituale e ispirato. C’è una qualità intangibile, quasi magica, nei migliori dischi di Van Morrison: quella capacità di sospendere il tempo, di evocare memorie ancestrali mentre si è saldamente radicati nel qui e ora. Remembering Now, pubblicato il 13 giugno 2025, non solo incarna pienamente questa alchimia, ma la rende il fulcro stesso della propria ispirazione. È un disco che vibra di consapevolezza, che respira attraverso ogni nota e che – come suggerisce il titolo – invita a ricordare il presente. Il nuovo album, il quarantasettesimo in studio, segna un ritorno alla forma per Morrison come non se ne vedeva dai tempi di Hymns to the Silence (1991) e forse addirittura di Poetic Champions Compose; rimandando ai fasti di Veedon Fleece, Into The Music e  di Common One. Eppure non si tratta esclusivamente di questioni nostalgiche, visto che Van Morrison non si limita a riprendere i fili del passato; li riannoda con grazia, rinnovando il proprio linguaggio musicale e lirico in una cornice moderna, profondamente emotiva. Remembering Now non è un disco monocorde, anzi è una raccolta ampia, sviluppata attraverso quattordici composizioni, per una durata che sfiora i settanta minuti: dura infatti come un disco e mezzo, rispetto agli standard del periodo classico, per così dire. 

La coerenza e la compostezza con cui scrive e incide questo album risulta a dir poco sorprendente, magnetica, con un coinvolgimento emozionale che non sentivamo ormai da troppo tempo. Parliamo di un ascolto ancora limitato, visto che il disco gira sui nostri stereo solo da pochi giorni; c'è da capire se queste sensazioni andranno ad aumentare, oppure no. Però ci fa tornare la voglia di riascoltare quasi tutta la sua produzione discografica, con un focus di attenzione che va dagli anni Settanta fino alla seconda metà dei Novanta. Come inizio non c'è male, vero? In tutto questo, colpisce la rinnovata intensità vocale di Van. A ottant’anni suonati, la sua voce non cerca di mascherare le ferite del tempo, ma le trasforma in una profondità espressiva poderosa, che non fa prigionieri. È una voce che racconta, consola, interroga. Come afferma lui stesso, “il concetto di flusso è oltre il pensiero, oltre l’analisi”: è proprio questa libertà istintiva, questo lasciarsi attraversare dalla musica, che permea l’intero album. Il disco è anche un viaggio interiore, un risveglio spirituale che si riflette tanto nei testi quanto nelle scelte armoniche. Remembering Now evoca quell’“inarticolato linguaggio del cuore” che Morrison inseguiva già dai tempi di Into the Music e di Common One. Le immagini liriche sono spesso semplici, ma potentemente evocative. Campi verdi d’estate, la luce di un mattino sereno, lo stupore di un amore duraturo o forse solo non dimenticato. Anche nei suoi momenti più rilassati, Remembering Now non perde mai equilibrio. Non ci sono picchi forzati, né brani messi lì per riempire e il tutto sembra nato da un’urgenza autentica, da una rinnovata ispirazione. Il flusso musicale è continuo, meditativo, quasi cinematografico. È un album da ascoltare senza fretta, che si svela lentamente, ma che alla fine ricompensa con una pienezza rara di questi tempi. Non sorprende che la critica più attenta – da Mojo a Uncut – abbia accolto questo lavoro come un ritorno alla grandezza. Ma la cosa più sorprendente è che Remembering Now non suona come un ritorno, ma più come un nuovo inizio. Morrison non celebra tanto il passato, quanto il suo potere di illuminare il presente. Nei suoi episodi maggiori, e ce ne sono tanti nel corso di una carriera iniziata negli anni Sessanta, Van Morrison non ha cantato semplici storie, non si è limitato solamente a rimembrare le memorie. Ci ha invitato a entrare in una dimensione spirituale dove ogni nota, ogni respiro, diventava preghiera, un’esplorazione della luce che ancora può ardere dentro di lui — e dentro di noi.

L’apertura con Down to Joy è come una luce che esplode all’improvviso dopo un lungo inverno. La gioia qui non è superficiale o effimera, ma un sentimento sacro, un ritorno alla purezza originaria del cuore umano che pulsa con energia, speranza e gratitudine. La voce di Van si libra sopra un tappeto musicale che sembra fatto di raggi di sole e di attimi eterni, ed è impossibile non lasciarsi trasportare da questo inno alla vita che celebra la rinascita spirituale con una sincerità che taglia come un raggio di luce attraverso la nebbia. Con Haven’t Lost My Sense of Wonder la musica si fa meditazione, un invito a riscoprire quel senso di meraviglia che spesso si perde nel frastuono del mondo moderno. Van qui ci parla con la voce di un saggio che ha visto l’ombra e la luce e che non ha mai smesso di stupirsi di fronte al miracolo dell’esistenza. È una traccia che vibra di dolcezza e sacralità, come un mantra che ci ricorda la bellezza, nascosta nelle pieghe più intime dell’anima. Cutting Corners entra con la grazia di un respiro profondo, ma anche con la consapevolezza dei limiti e delle imperfezioni che caratterizzano la vita umana. È un brano che non rinuncia a mostrare la sua fragilità, ma lo fa con una forza quasi mistica, come se Van stesse confessando i suoi peccati con una dignità silenziosa. La poesia di Don Black e il violino caldo di Seth Lakeman fanno da colonna sonora, tra caducità e speranza, tra il peso del passato e il desiderio di andare oltre. Quando arriva Once in a Lifetime Feelings, si percepisce un’intimità quasi sacrale. La canzone sembra una preghiera, un momento di raccoglimento in cui Van lascia parlare il cuore, svelando le emozioni più autentiche e profonde. Non è solo nostalgia, ma un abbraccio spirituale che ci ricorda quanto la vita sia fatta di attimi irripetibili, di sensazioni che restano impresse nel tempo come segni di luce. Memories and Visions si apre come un paesaggio infinito, una tela sonora su cui Van dipinge con delicatezza i colori dell’anima. Qui la musica diventa contemplazione, un dialogo con il mistero che ci attraversa e ci trasforma. Ogni nota, ogni parola, vibra di un senso di sacralità che trascende il materiale per toccare ciò che è eterno e immutabile. È come ascoltare una preghiera in musica, un invito a immergersi nel flusso dell’esistenza con cuore aperto. When the Rains Came è una ballata che sembra scendere dal cielo come una benedizione. Con la sua melodia lenta e ipnotica, ci conduce in un rito di purificazione, in cui la pioggia diventa simbolo di rinascita e di pace interiore. La voce di Van diventa strumento di guarigione, un canto che dissolve le ombre e rinnova la speranza. C’è una dimensione mistica in questo brano che ci avvolge come una carezza, facendoci sentire parte di qualcosa di più grande. 

Remembering Now è un manifesto spirituale, un richiamo a essere presenti, a vivere il momento con tutta la pienezza del cuore. Qui Van si fa portavoce di una saggezza che non è solo sua, ma che appartiene a chiunque abbia avuto il coraggio di guardare dentro se stesso e di affrontare le proprie paure e i propri desideri. È una canzone vibrante di energia e di verità, un canto che risuona come un’eco potente nella nostra coscienza. Infine, Stretching Out chiude il disco con un abbraccio infinito, un’estasi sonora che dilata il tempo e lo spazio. È un viaggio mistico in cui Van sembra fondersi con l’universo, dove ogni nota è un respiro dell’anima che si allunga verso l’infinito, fino alla trascendenza. Van Morrison invita l'ascoltatore a riconnettersi con il momento presente, riscoprendo che la bellezza e l'incanto non appartengono solo al passato, ma si trovano ancora nel “qui e ora”. Il brano, che chiude l’album con un’atmosfera meditativa e ondeggiante, incarna proprio quello spirito di meraviglia che ha reso celebri alcune delle sue opere più ispirate. E' un mantra a ritmo di valzer moderno, in pratica una meraviglia. Un nuovo classico con un evidente richiamo ad "Ancient Highway", il formidabile brano del 1995 presente in Days like This. 

Remembering Now non è solo un album da ascoltare, è un’esperienza da vivere con tutto il cuore. È la testimonianza di un uomo che ha attraversato le tempeste della vita e che oggi ci offre il dono più grande: la sua luce interiore, pura e vibrante, capace di toccare le nostre anime con la dolcezza di un abbraccio eterno. Van Morrison ci ricorda che la musica è una via sacra, un cammino di trasformazione e di amore che non finisce mai. E in questo disco, ogni canzone è una porta aperta verso la rinascita, verso la gioia che nasce dal ricordo e dalla presenza consapevole. Un capolavoro spirituale, un invito a ricordare ora, a vivere qui e ora, con lo sguardo pieno di meraviglia.


Dario Greco


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No Guru, No Method, No Teacher: the story of a masterpiece