KEEP IT SIMPLE: ritorno alle radici

 


"La musica ha un grande potere: ti riporta indietro nel momento stesso in cui ti porta avanti, così che provi, contemporaneamente, nostalgia e speranza." (Nick Hornby)

Keep it Simple, 33esimo album in studio di Van Morrison, viene pubblicato nel mese di marzo del 2008. Pubblicato dalla label Exile, il disco rappresenta per l'autore un ritorno alla scrittura e all'impegno, dato che il precedente lavoro, Pay the Devil, era invece costituito da dodici cover di genere country, pubblicato per Lost Highway. Anche i due precedenti lavori, Magic Time e What's Wrong with This Picture? contenevano cover e brani tradizionali riarrangiati dallo stesso artista, motivo per cui quando venne rilasciato Keep it Simple, la stampa fece giustamente notare che era dai tempi di Back on Top e del precedente The Healing Game che Van non pubblicava un disco contenente esclusivamente brani autografi. 

Per un autore del suo spessore, questo faceva naturalmente ben sperare tutti quegli appassionati per i quali il meglio della sua produzione fosse quella dedicata al materiale originale. Su questo argomento ci sarebbe un bel po' da ragionare e da discutere, anche per via del fatto che parlare di brani davvero originali nel contesto della musica popolare è un argomento a dir poco scivoloso o se preferite un altro tipo di similitudine, è come navigare in una piccola imbarcazione circondata dal fango. Uno sporco lavoro, ma qualcuno dovrà pur farlo. Personalmente non riesco a trovare una barriera significativa che possa mettere su piani differenti dischi come Magic Time, What's Wrong with This Picture? e questo ispirato e maturo Keep it Simple. Morrison è prima di tutto un grande professionista della musica, un artista serio che non ha certo pubblicato dischi per il solo obbligo di farlo, naturalmente con qualche eccezione a inizio carriera, per onorare il contratto capestro con la vedova di Bert Berns. 

Qui ci riferiamo decisamente a un altro percorso. Il sentiero della maturità e dell'ispirazione. Perchè quando Morrison pubblica raccolte di brani contenenti brani come Once in a Blue Moon, Meaning of Loneliness e Little Village, si può accusare forse di essere un po' monotematico, ma di certo queste canzoni sono la prova evidente dello spessore e del livello creativo conservato nel corso del tempo. Magic Time, per chi vi scrive, è uno dei suoi dischi più belli degli ultimi tempi, sia per quanto riguarda il tema sviluppato e trattato, sia per il risultato finale con canzoni memorabili come Stranded, Celtic New Year, la title track, They Sold Me Out, ma soprattutto come quel gioiello intitolato Just Like Greta. 

Un brano che si ispira già nel titolo alla figura irraggiungibile della Garbo, ma che non è altro che una confessione dello stato mentale dell'artista. Un artista che brama la solitudine, desidera staccare il telefono e perdersi nei meandri del proprio vissuto. E lo fa con un brano che ricorda da vicino le settimane astrali e il vello di Veedon. Entriamo dunque nel territorio della grandezza assoluta, tra la perduta gente, come diceva il Sommo Poeta.

"C'è una certa grazia in questa nuova band sempre più essenziale guidata da Van Morrison, il quale ancora una volta è capace di evocare immagini di dolore e angoscia, ma con tale bellezza e calore che non puoi fare a meno di sorridere quando le ascolti", queste sono alcune parole di elogio tratte dalla recensione di Uncut, a proposito di Keep it Simple.

Il lavoro parte subito bene, con la tripletta costituita dai brani How Can a Poor Boy? (bello anche il rifacimento, realizzato qualche tempo dopo in duetto con Taj Mahal), School of Hard Knocks e la pimpante That's Entrainment, decolla prendendo quota con Lover Come Back, intensa ballata in puro stile morrisoniano, nella track list, brano che gode di una cristallina semplice intuizione, ma è nel finale che il disco diventa davvero memorabile e degno di essere ricordato e tramandato ai posteri. 

Ritengo che questo sia un lavoro davvero riuscito, fin dalla prime note della prima traccia, ma è con la sequenza che va da Song on Home, passando per No Thing e Soul, per poi chiudere in grandezza e in bellezza con l'intensa, ispiratissima Behind the Ritual. A un ascolto disattento e svogliato, potrebbe risultare un disco quasi piatto, a tratti monocorde, ma è tramite dettagli, sottigliezze, che il modo di cantare di Morrison viene fuori alla grande. Si tratta di un disco ispirato, maiuscolo, capace di andare dritto al punto, al nocciolo della questione.  

Van Morrison è quel tipo di corridore che va valutato nelle lunghe distanze che ha saputo coprire. Un artista completo, concentrato, totalmente assorbito dalla propria arte e dal momento creativo. Non a caso, chi lo ha saputo valutare, lo ha collocato alla stregua dei mostri sacri della musica popolare britannica e nordamericana. Il suo posto è quello, accanto ai giganti, agli idoli che lui durante la gioventù tentava di inseguire e di imitare. Arrivato ora a questo punto della carriera, il suo spessore si sente tutto, ma non è musica per tutti. Keep it Simple, prodotto autoriale pubblicato nel 2008, riguarda uno dei momenti più avari di compromessi e di concessioni al pop e alla canzone in senso radiofonico. 

Per gli appassionati questo è un segnale univoco, di dedizione alla causa dei generi musicali che Morrison ha sempre prediletto e scelto. Quella sapiente e originale mescolanza di generi, che qui vanno dal folk al soul, dal gospel al blues, passando per la celtica fino a sconfinare nel jazz. Per non rischiare sarebbe corretto dire che questo è un disco di Van Morrison, alla Van Morrison. Lo inserisco nella Guida all'ascolto, oltre che per il suo valore intrinseco dell'insieme e dei singoli episodi, perché potrebbe essere anche il primo disco da ascoltare per chi vuole approcciarsi in modo diretto e semplice alla musica di questo importante cantautore. A livello personale posso dire che ho avuto il piacere di ascoltarlo per la prima volta proprio su suolo irlandese, visto che in quel periodo della mia vita vivevo a Cork, per motivi di lavoro. Comunque questa è un'altra storia. Questo è Hemingway, come diceva la canzone. 

Dario Greco Web Writer


Commenti

  1. Ottimo disco, concordo perfettamente. Ebbi la fortuna di vedere Van in concerto poco dopo l'uscita dell'album. Serata memorabile. Con parecchi pezzi tratti proprio da questo lavoro.

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    1. E' un disco a cui sono particolarmente legato, anche se non lo ascolto così spesso, come altri. Però, sì. E' fuori discussione il fatto che sia un lavoro serio e di grande spessore.

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